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SPIETATA ASSASSINA TELEVISIONE.







TUTTO QUELLO CHE LEGGERETE, QUI DI SEGUITO, E' UN'ASSOLUTA ANTEPRIMA DEL TERZO LIBRO DI GABRIELE PAOLINI, UN ORGINALISSIMO ED IMPERDIBILE ROMANZO, CHE RIPERCORRE I PRIMI QUARANT'ANNI DEL "DIABOLIK DI CASAL DE' PAZZI".
br> GABRIELE PAOLINI, L'ARLECCHINO DELLA TV, DAL 2002, INSERITO ALL'INTERNO DEL "GUINNESS DEI PRIMATI", IN MERITO AI SUOI 35.000 'SABOTAGGI CATODICI', SI RACCONTA A 360 GRADI.





TUTTO QUELLO CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE SUL "TERRORE DEI GIORNALISTI TV" E NON AVETE MAI OSATO CHIEDERE.





Ero contento, pieno di entusiasmo. Stavo per passare una rilassante giornata al mare con Don Vittorio Damiani, amico di famiglia. Don Vittorio conosceva molto bene i miei genitori, mio padre il Generale dell'Esercito Gaetano Paolini e mia madre, la cantante lirica Bice Bochicchio. I miei genitori si fidavano ciecamente di Don Vittorio. Don Vittorio, per me, era come un secondo padre; lo vedevo come un 'maestro di vita'. Quando stavo con lui ero rilassato, ero più che consapevole che non mi sarebbe mai potuto succedere niente di male. E, purtroppo, mi sbagliavo!!!. In più di un'occasione i miei genitori, si sono fidati di farmi trascorrere una giornata al mare con Don Vittorio, ad Ostia, noto quartiere balneare della capitale. Non era mai successo nulla di particolare, mentre stavo con Don Vittorio, che potesse farmi intuire quale tragedia avrei, un domani, potuto vivere. Insomma era un ragazzino come tanti; sereno, spensierato, contento delle piccole cose di tutti i giorni, di un gelato, di un pacchetto di figurine Panini. Avevo tanta voglia di vivere, di correre, di conoscere le cose, di giocare con i miei amici. Insomma non potevo proprio chiedere niente di più dalla mia vita; avevo due genitori splendidi e tre sorelle, Rossella, Marinella e Silvia, sempre pronte a coccolarmi. Da lì a poco la mia vita sarebbe cambiata per sempre. La tragedia più sconvolgente della mia vita era proprio, lì, dietro l'angolo. Avevo solo 11 anni ed avevo tutto il diritto di rimanere semplicemente un bambino.

10 luglio 1985, la giornata più drammatica della mia vita. Quel primo pomeriggio sono davvero morto!!!. Con Don Vittorio parcheggiammo la macchina davanti al noto stabilimento balneare “Zagaja”, a Capocotta, la spiaggia libera più famosa per chi abita a Roma. Erano circa le 15.00, faceva molto caldo. Avevo una magliettina corta, di colore rosso ed un pantaloncino blu. Quel pomeriggio feci un lunghissimo bagno. Poi giocai, in riva al mare, con la sabbia. Verso le 16.00, Don Vittorio mi invitò a fare una passegiata, con lui, lungo le dune. Ci avviammo lungo la spiaggia dello stabilimento “Zagaia” e dopo pochi metri scavalcammo delle staccionate in legno per recarci dietro le dune. Don Vittorio mi disse in quel momento che voleva mostrarmi, dietro le stesse dune, quanto vegetazione ci fosse. Io lo seguii, fiducioso. Ero decisamente incuriosito di quante piante potessero nascere, con tutto che lì vicino c'era solo sabbia. Mi ricordo che quel pomeriggio lungo la spiaggia non c'erano tante persone. In tutto mi sembra di ricordare solo una comitiva di stranieri e qualche coppia di cittadini, con i loro rispettivi figli. Tengo a precisare che tutta la gente che era in spiaggia, nei pressi dello stabilimento “Zagaja”, non riusciva a vedere oltre le dune; dunque né io né Don Vittorio eravamo visibili agli occhi dei bagnanti. E questo aspetto era ben chiaro a Don Vittorio.

Alle 16.15, all'improvviso, Don Vittorio mi dice così: "Adesso stendi il tuo asciugamano sulla sabbia e ti insegno un giochino". Io ero incuriosito e subito mi stesi sulla sabbia con il mio asciugamano, pronto a capire che ti tipo di gioco mi avrebbe, Don Vittorio, insegnato. Ricordo che c'era un debole sole. Don VIttorio mi fece mettere a pancia in sù e mi disse: rilassati, caro Gabriele, chiudi gli occhi. Adesso io ti accarezzo e tu mi devi dire in che parte del corpo io ti sto toccando. Don Vittorio comincio' a accarazzermi, con molta delicatezza, i capezzoli. Non nascondo che la cosa mi piaceva; avevo dei brividi, lungo tutto il corpo davvero 'stuzzicanti'. Ricordo che Don Vittorio ridacchiava. Ad un certo punto Don Vittorio mi mise la sua mano sul pene e comincio' a masturbarmi. Io gli chiesi perchè stava facendo così. Lui mi rispose che quel tipo di cosa lo 'divertiva'. Ma, potete ben capire che non si trattava di certo solo di divertimnto!!!. Don Vittorio dopo poco si slaccio' i pantaloni; aveva già una visibile erezione. Ricordo anch'io, in tutta onestà, che il mio pene divenne, dopo poco, ben driritto. Ma io, in quel momento non riuscivo a capire se quello che mi stava facendo Don Vittorio era normale o no. Ad un certo punto, Don Vittorio avvicinò la sua bocca al mio pene; per lunghissmi minuti Don Vittorio mi leccò tutto, pene e testicoli. In tutta onestà voglio dire che quel pomeriggio non fu la 'mia prima volta'. Racconterò più in là, nel corso del libro le mie prime esperienze sessuali, avvenute all'età di 9 anni. Non passò molto tempo ed io ebbi una brevissima fuoriuscita di sperma. Don Vittorio sputò sulla sua mana il mio sperma e se lo spalmo' nel suo ano.

In quel preciso momento, in pochi secondi si scatenò, per me, un vero e proprio inferno!!!. Gli occhi di Don Vittorio si riempirono di fuoco. All'improvviso il suo sguardo non era più di quel Don Vittorio Damiani che io ed i miei genitori ben conoscevamo. Era proprio un'altra persona. Da questo momento, voglio, con proprosito, usare un lessico più sboccato, tale da farvi capire la violenza, la rabbia che si scatenò dentro Don Vittorio. Don Vittorio prese il suo cazzo diritto tra la sua mano destra e con violenza 'inumana' cominciò a masturbarsi. Mi prese dalla schiena e mi mise pancia in giù e mi fece stare con le ginocchia sulla sabbia ed il culo ben in alto. Poi Don Vittorio prese un bastone, che era lì vicino a noi. Mi ricordo che il bastone era lung almeno due mani. Con tutta la violenza di quuesto mondo prese il bastone e me mise dentro il mio culo. Il tutto avvenne con rapidità; o non urlai, non piansi, nè mi dimenai. Rimasi immobile senza fiato, enza profere alcuna parola. Il mio corpo era un tutt'uno con quel bastone che avevo nel culo!!!. In quel momento i miei occhi non vedevano più nulla. Percepivo una debolissima luce; stavo piangendo dentro, perchè avevo capito che quello che mi stava accadendo non ero certo una cosa normale. Dopo pochi minuti Don Vittorio cominciò a gemere. Capii che stava per sborrare. Sentii lungo la mia schiena forti getti di sborra bollente che mi fece davvero rabbrividire. Don Vittorio si rivestì e, come se niente fosse, mi dise: "Gabriele adesso dobbiamo andare". Io mi alzai; mi incamminai verso la macchina con Don Vittorio e la sensazione che provai, in quel momento, era quella di non sentirmi più il corpo. Non ero più la stessa persona; ero morto dentro. Avevo ben chiaro quello che mi era successo, ma nello stesso tempo non ero affato consapevole di come mi sarei sentito una volta che avrei rimesso piede in casa e riavrei rivisto i miei sacri genitori. Che cosa avrei fatto?. Gli avrei raccontato quello che mi era successo o avrei provato tanta vergogna e dunque me ne sarei stato zitto?. Ero davvero terrorizzato dentro di me!!!.









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Pubblicato su: 2013-06-01 (1077 letture)

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