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Pazzo sì, ma per il cinema




Francesco Alò, critico cinematografico del Messaggero e di Rolling Stone, descrive il suo strano rapporto con il Profeta del Condom


Francesco AlòLa prima volta che vidi Gabriele in televisione mi innamorai immediatamente di lui. Era il Maurizio Costanzo Show e un ragazzo vestito da vecchio signore si alzò dalla platea e con voce tremante conquistò il palco per omaggiare l’ospite Robert Mitchum. Raccontò aneddoti con voce tremante ma la presenza, la faccia tosta, c’era già tutta. Qualche mese dopo un mio caro amico mi fece vedere alcune fotografie scattate ad una sua festa. Ma un momento… chi è quel ragazzo? Mi ricorda quella puntata del Maurizio Costanzo Show con Mitchum. “E’ Gabriele, un mio amico un po’ strano, lo vuoi conoscere?” Sì. Lo conobbi e nonostante quello che tutti possono pensare di Gabriele Paolini, non mi colpì tanto l’innato talento al cazzeggio né la battuta facile né la passione futurista di scioccare le persone con giochi di parole e azzardati nonsense linguistici.

No. Quello che molti ignorano è che Gabriele sia un sopraffino cinefilo, anche se ci ha sempre separato un abisso culturale. Gabriele mi diceva Federico Fellini, Luchino Visconti, Pietro Germi, Luigi Zampa, Dino Risi e io rispondevo con David Lynch, John Landis, George Lucas, Steven Spielberg e i Monty Python (sui quali ho recentemente pubblicato la prima monografia italiana per Lindau). Ma che bello vedere i film insieme al cineclub Caravaggio dei Parioli. Una volta, parlando di Un giorno di ordinaria follia di Joel Schumacher, notammo contemporaneamente che l’inizio del film citava alla lettera il Federico Fellini di Otto e mezzo.

Da questa stima, nasce il mio rimpianto nei confronti di Gabriele: vederlo diventare un grande critico. Per un periodo l’ha fatto ma poi ha mollato. Perché? Ci si poteva divertire insieme. Cominciammo lentamente a perderci di vista. Passarono degli anni e poi arrivò l’occasione di riunirci. Da un’idea di Robert Bernocchi si pensò di fare una rivista di musica e cinema. L’editore? Gabriele Paolini. Erano già gli anni del puro situazionismo paoliniano, ovvero l’inquinamento televisivo e i prodromi della campagna mondiale pro-condom. Persone a me molto care mi chiesero allibite: “Sul serio vorresti quello lì come editore per una seria rivista di cinema?”. Se c’è una persone con cui farei domani una rivista di cinema, quella è Gabriele Paolini. I motivi li ho già espressi precedentemente.

Purtroppo, anche quel progetto sfumò. Ci siamo persi di vista. Non ci sentiamo mai. Vedo Gabriele in televisione. Paolini l’egocentrico, Paolini il provocatore, Paoliniil buffone, Paolini il caso sub-umano per Gianluca Nicoletti, Paolini preso a calci da Frajese. E penso sempre tra me “Gabriele!!! Dove stai andando? Dove vuoi andare?”. Un po’ di tempo fa intervistai Joel Schumacher. Gli chiesi come mai l’inizio di Un giorno di ordinaria follia citasse Fellini. Schumacher si è quasi commosso, confessandomi che nella sua carriera solo tre critici, me compreso, avevano notato quel particolare. “Quattro”, ho pensato tra me e me, “Non vorremmo mica dimenticarci di Gabriele Paolini?”. E’ così che voglio concludere questo piccolo contributo su Gabriele. Usando il tempo futuro. Perché la vita è lunga e il profeta del Condom, per me, rimane un collega con il quale un giorno mi piacerebbe lavorare. Fino a quel momento, caro Gabriele, Buon Natale e figli maschi.

Francesco Alò









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Pubblicato su: 2004-04-19 (14496 letture)

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