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LEGGI IL NUOVO LIBRO DI GABRIELE PAOLINI: 2° Capitolo, parte terza (N°9)







"IO, PAGINA RIBELLE" (parte terza)







12. IL PRESERVATIVO-FETICCIO



Paolini dunque è lo spot umano del condom. Non si è abituati alla pubblicità di un oggetto in quanto tale, privato di qualsiasi griffe o marca. Il preservativo assume così una valenza simbolica. Ma l’oggetto-condom rappresenta anche il recupero del simbolo-fisico, feticcio la cui materialità è portatrice di valenze (quasi) magiche, in un approccio di tipo quasi pre-industriale. Un auspicio – ironico – accompagna le numerose consegne simboliche a politici, personalità dello spettacolo e della cultura, ma anche al ‘popolo’ : un preservativo ‘per unire simbolicamente le due tifoserie’ (in occasione di un derby Rona-Lazio e di una finale di Coppa Italia Juventus-Vicenza); uno a Marco Minniti come ‘augurio al presumibile rapporto che l’11 maggio prossimo al ballottaggio delle elezioni vedrà uniti Pds e Rifondazione Comunista’ (28.04.97; uno contro la crisi di governo a Bertinotti nell’ottobre 97; uno anche a Cossutta per preservare il successo e il governo delle sinistre (09.06.97); condon sparsi sulle impalcature e sugli scalini della Mole di Torino chiusa per lavori ‘affinchè il mio gesto possa essere metaforicamente di buon auspicio per preservare nel futuro l’opera antonelliana’ (26.05,97). Insomma un toccasana, una sorta di amuleto buono per scongiurare qualsiasi male. Per la strada. la celebre collana di condom, che indossa sempre in buona vista, è l’elemento magnetico per fare pubblicità pro-prevenzione sempre, in continuazione. Ma il preservativo diviene feticcio al punto tale da creare contraddizione. Paolini (il suo tariffario è riportato ne ‘Il profeta del condom’) richiede 10.000 lire per un preservativo da lui firmato, quando uno dei cardini della sua battaglia è l’abbattimento del costo (2.187 lire il costo medio di un pezzo sul mercato italiano, 8o lire il costo di produzione). Dunque il preservativo firmato assume volutamente un significato e un valore diversi: con 10.000 lire si acquista un pezzettino della grande performance del profeta del condom, in una logica analoga a quella della messa in vendita delle zolle dei campi di calcio dopo i mondiali di Italia 90. Il feticcio assunto è un oggetto-tabù, riassume in sè le tante contraddizioni di una società che quotidianamente si rapporta alla presenza e ai dettami della Chiesa Cattolica. Stimola discussioni, argomentazioni, anche contrasti, quando viene sottolineata l’inefficacia e la pericolosità di provvedimenti e indicazioni di Stato e Chiesa in materia di prevenzione dell’Aids.



13. BLOB E GABRIELE PAOLINI

<....Blob è sicuramente il programma più originale di questa nostra televisione, perchè sotto la parvenza di divertimento – ripropone alcuni spezzoni corrosi del giorno prima, montati però da una perfida mano che s’incarica di connettere tutte le coincidenze più strambe del palinsesto – finisce per imporsi come la più perfetta trasmissione-spia dell’attuale stato della televisione italiana. Blob è infatti un singolare esempio di metatelevisione, di televisione cioè che parla di televisione. Un collage di frammenti – il frammento, si sa, è ormai la vera unità di misura della video-visione – ripercorre una giornata televisiva all’insegna di papere, disturbi, errori, dichiarazioni folgoranti, vuoti, lapsus, distonie, insomma di tutti i luoghi comuni, di tutti gli incidenti tecnici, di tutto lo scemenziario di cui i programmi ormai grondano in larga misura. Blob è una specie di rubrica critica sulla televisione fatta solo di immagini; e perciò una critica diversa da quella scritta e da quella parlata. Il punto di vista critico infatti non viene esplicitato, spiegato, ma in qualche modo sollecitato da un taglio ironico, dall’esibizione di alcune incongruenze dell’apparato, dal montaggio di immagini che, decontestualizzate (sottratte cioè dai loro programmi), assumono nuovi sensi e nuove significazioni: ‘Di certo io sono per una televisione dove si parla meno e si vede di più. Ma anche l’idea del vedere può essere critica o amorosa, In fondo in TV spesso le cose sono più affascinanti. E anche la mortadella, se è inquadrata bene, diventa un’icona.’ (ENRICO GHEZZI. Blob, rispetto alla critica tradizionale, ha alcuni vantaggi: potendo creare ogni sera un pastiche di immagini tratte dall’immane programmazione televisiva permette a Ghezzi e Giusti di affrontare con leggerezza e ironia – anzi con un montaggio di attrazioni comiche inusate – il ripensamento quotidiano sulla TV: possono essere feroci senza scaldarsi troppo. Questo incontro quotidiano con la ‘vera’ televisione stimola gli aspetti più creativi, più inventivi tanto che Blob si presenta come uno show autonomo fatto di ritagli, scarti, rifiuti: il vero show della televisione spazzatura..... Ma Blob serve anche alla televisione a normalizzare se stessa. Tutto lo strano, il diverso viene reintrodotto nel circuito della normalità, con un compiacente velo ironico, Nel gioco dei discorsi fra l’originale e il regolare, descritto puntigliosamente da Michel Foiucault, la celia, il chiacchiericcio sorvegliano il buon andamento della macchina discorsiva. Blob, trasmissione impensabile in un paese dove si devono pagare i diritti d’autore, è la più divertente e funzionale scoperta dell’autoreferenza, ovvero il trionfo del regno dell’uguale sul regno della dissimiglianza ....> ALDO GRASSO, STORIA DELLA TELEVISIONE ITALIANA, GARZANTI 1992. La trasmissione ideata da Enrico Ghezzi e Marco Giusti nel 1989 è una sorta di laboratorio autonomo, un’isola indipendente e sperimentale. Cinico come la televisione, Blob è l’emblema dell’era attuale della televisione italiana. E’ significativo che Blob si appropri subito del personaggio-Paolini. Blob col passare del tempo ha acquisito, tra l’altro, il ruolo preciso di assegnare certificazione di qualità televisiva ai personaggi che adotta. Utilizza Paolini come materiale per i propri patchwork, uno dei tanti segni dei luoghi televisivi da decontestualizzare e ricontestualizzare. Un significante multiplo, di volta in volta leggibile secondo una chiave diversa. Qualche esempio di come viene inserito nei montaggi. La stanza 237 di Shining. E’ l’episodio di un insistente disturbo-mobile a Bianca Berlinguer, intenta a raccontare, davanti a Palazzo Chigi, una crisi dell’Ulivo. Paolini, ripreso in primo piano, che narra l’episodio del Papa. E due orsi che si accoppiano, con in sottofondo Branca–Branca-Branca-Leon-Leon-Leon. Una sezione di ‘Blob’ alterna l’ISCRIVITI ORA! dello spot di Forza Italia, con Paolini che ondeggia dietro l’inviato alzando un condom e scandisce (solo labiale) ‘u-sia.mo.i.l.pre.ser.va.ti.vo’; e M.L.Busi che precisa: < C’era qualche interferenza, qualche consiglio per gli acquisit alla spalle di Sassi, comunque corretta la sua cronaca> A Paolini, ben presto, vengono dedicate intere sezioni di trasmissione: condom-inio, edizioni paolini, blob duro. Diviene uno degli eroi di punta. In diverse occasioni Blob seguirà con propria telecamera gli inquinamenti di Paolini, filmandone i retroscena (il dietro le quinte come genere televisivo), riprendendo la diretta sul mini-televisore portatile, e alternandoli nel montaggio con le versioni ufficiali passate dai telegiornali. Alla cerimonia di commemorazione per la morte di Nilde Iotti viene testimoniato un alterco tra Paolini e il giornalista Sassoli, e un quasi tentativo di linciaggio da parte di cittadini irritati dalla sua presenza. Addirittura una grottesca minaccia da parte di un signore particolarmente accaldato: < Lei non rasenta la 180, lei è proprio demenziale. Senti, vai via se no pago l’ortopedico prima e poi ti spacco le gambe. Chiaro? Davanti al pubblico ufficiale! > Verrà associato alla scena della crocifissione del film-tv ‘Jesus’. Pino Roggero (questo è il nome del redattore che ha avuto l’idea di uscire per la strada per girare versioni proprie) e Paolini pare che si divertano a giocare insieme sul materiale televisivo. Il primo effettua le riprese delle sue telefonate dallo studio di montaggio a Paolini mentra sta inquinando il tg in diretta, e le abbina alle versioni ufficiali. E il nostro lo avverte tempestivamente, quando viene contattato da Ricci per simulare un inquinamento al finto D’Alema; la stessa gag passa su Blob 10 minuti di anticipo su Striscia la Notizia. Anche un piccolo scherzo di spionaggio televisivo.











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Pubblicato su: 2006-09-17 (1867 letture)

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