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LEGGI IL NUOVO LIBRO DI GABRIELE PAOLINI: 2° Capitolo, parte prima (N°7)







"IO, PAGINA RIBELLE" (parte prima)







FRANCESCO GAZZOTTI



"FENOMENOLOGIA DI GABRIELE PAOLINI, VIRUS MEDIATICO/ANTICORPO DELL’AIDS"



N.B.: Il 2 giugno 2000, dalle 12,48 alle 12,58, lo studente Francesco Gazzotti, già architetto, nato a Terni il 4-10-69 e residente a Tavarnuzze, piccolo centro vicino a Firenze, presenta in un’ aula del primo piano dell’Istituto D.A.M.S.(Disciplina Arte Musica Spettacolo) a Bologna, in via Barberia 6, una tesina di laurea su Gabriele Paolini, “il Profeta del Condom”. Lo studente Gazzotti, iscritto alla Facoltà di lettere e filosofia presso il sopraccitato D.A.M.S,(Istituto fondato dallo scrittore Umberto Eco negli anni ‘70 – attualmente Eco insegna al D.A.M.S. “Semeiotica”-) ha scelto come “Trasmissione televisiva”(argomento richiesto dai docenti del Corso di Teoria e Tecniche del linguaggio radiotelevisivo ) l’attività di Gabriele Paolini quale inquinatore televisivo. L’approfondimento monografico su Gabriele Paolini è stato presentato da Gazzotti al D.A.M.S, alla presenza del Prof.Piero Favari che ha promosso lo stesso Gazzotti con il voto di 30 e lode. Al momento dell’esame di Gazzotti, in aula al D.A.M.S., vi era anche Gabriele Paolini che, tra il divertimento e i tanti commenti degli oltre cento giovani presenti in aula, appena ha visto alzarsi Gazzotti dalla cattedra dove aveva dato l’esame, si è avvicinato al Prof.Pietro Favari e allo stesso docente ha regalato, come gesto simbolico, un preservativo e una copia del suo libro, uscito nel maggio 2000, dal titolo “Il Profeta del Condom” . Dopo 3 anni di attività di “inquinatore televisivo”, cominciata nel gennaio 1997, Paolini dunque può già vantare un attento e scrupoloso lavoro di analisi del suo personaggio de “Il Profeta del Condom”, che nella fattispecie è stato assunto come parametro per una lettura del sistema dei media.In particolare è stato sottolineato il modo in cui l’azione di inquinamento di Paolini provoca contraddizioni e cortocircuiti nel sistema della Televisione Italiana.



00. IL FLUSSO E LE INTERFERENZE

01. PERCHE’ UNA FENOMENOLOGIA DI GABRIELE PAOLINI

02. IL GABRIELE PAOLINI SHOW

03. LA STRATEGIA

04. PRIMA FASE

05. FABIO FAZIO, ANDREA PURGATORI E GLI ALTRI

06. SECONDA FASE

07. LA FIGURA E LO SFONDO

08. ALDO GRASSO

09. L’IDENTITA’ MEDIALE E IL PERSONAGGIO

10. TEMA DEL DOPPIO

11. IL PROFETA DEL CONDOM

12. IL PRESERVATIVO –FETICCIO

13. BLOB E GABRIELE PAOLINI

14. PAOLINI E BERLUSCONI

15. DI COSA VIVE GABRIELE PAOLINI ?

16. ARTISTA

APPENDICE Cronologia (Gennaio 1997- maggio 2000)



SOLAMENTE GLI EROINOMANI POSSONO APPREZZARE LA TELEVISIONE (W.BURROUGHS)





00.IL FLUSSO E LE INTERFERENZE



<(....) Ho scoperto che molto di rado lo spettatore televisivo è anche un lettore. Coloro che per la strada mi salutano con sincero affetto, dicendosi felici di conoscermi, alla mia domanda se mi leggono, spesso dichiarano senza troppa mortificazione che dovendo lavorare non hanno tempo per leggere. E qui viene il mistero di che cosa sia effettivamente la televisione, se un passatempo o altro. La risposta che non hanno termpo per leggere dovendo lavorare significa implicitamente, visto che il tempo per la televisione lo trovano, che il mass-media in questione ‘non’ è un passatempo. Ma allora che cos’è? Ecco il punto al quale volevo arrivare: è qualcosa come dormire o mangiare: un bisogno fisiologico che invece la lettura manifestamente non è. (....)> A:MORAVIA. AMARE IL PROSSIMO DI AFFETTO TELEVISIVO,CORRIERE DELLA SERA,20.08.86, RIPORTATO IN A.GRASSO, STORIA DELLA TELEVISIONE ITALIANA,GARZANTI 1992. <(....)Ecco, la televisione commerciale ha cambiato soltanto il nostro sistema televisivo o ha procurato qualche altra mutazione antropologica nel nostro paese? La novità più sconvolgente della televisione commerciale è che a un certo momento ci si accorge che essa non ‘vende’ più programmi ma pubblico. Prima la Rai, nel bene o nel male, cercava di immaginare e di costruire dei programmi per i suoi spettatori e di esprimere una ‘politica culturale’: era, come da statuto, un servizio pubblico. Ora l’interlocutore principale della televisione diventa lo sponsor, per il quale si creano dei programmi che possano catturare il numero più alto di ‘contatti’. In questo modo, la logica dei programmi di intrattenimento diventa la logica della televisione nel suo complesso. La Rai faceva una televisione dai tempi lunghi, rallentati, sospesi, anche noiosi. La televisione commerciale ha un andamento ischemico, strillante, incurante dei nessi. Le famose ed esecrate interruzioni pubblicitarie –unite all’uso di una portentosa bacchetta magica, il telecomando- hanno creato un nuovo ritmo di visione. Lentamente, un giorno dopo giorno, abbiamo imparato a guardare la televisione, e insieme la realtà, con un occhio diverso: tutto è frantumato, tutto è ‘corto’. Se n’è molto lamentato Federico Fellini: ‘lo stravolgimento di qualsiasi sintassi articolata ha come unico risultato quello di creare una sterminata platea di analfabeti pronti a ridere, e a esaltarsi, ad applaudire tutto quello che è veloce, privo di senso e ripetitivo’. E’ difficile pronunciare giudizi morali sulla televisione (siamo addestrati all’horror continui, la ragione morale è ormai una scrollata di spalle), ma lo spot è certo la pezzatura linguistica della nostra epoca. (....) A.GRASSO,STORIA DELLA TELEVISIONE ITALIANA, GARZANTI,1992. Ho voluto cominciare in questo modo, con l’intento di individuare le coordinate di riferimento per una riflessione intorno al sistema televisivo che si è venuto a configurare in questi ultimi anni con le sue molteplici implicazioni. Da una parte il mezzo televisivo si pone in sè come flusso di pure immagini, che sovrappone il suo tempo a quello degli individui, prendendo ben presto il posto del cinema e degli altri passatempi serali (del tempo libero, in generale) nelle abitudini della gente. Di più : Moravia parla di ‘bisogno fisiologico’ di televisione. La visione dell’elettrodomestico luminoso occupa una parte delle attività dell’individuo, che mangia, dorme, lavora e guarda la tv. Anche il modo disporre del proprio tempo, di scegliere, risulta condizionato dalla presenza centrale di questo oggetto magico. Afferma Marshall McLuhan: <(....)La violenza che tutti i media elettrici infliggono ai loro utenti risiede nel fatto che essi vengono istantaneamente invasi e privati dei loro corpi fisici e vengono immersi in una rete di estensioni dei loro sistemi nervosi. Come se ciò non bastasse. come violenza o violazione dei diritti individuali, l’eliminazione dei corpi fisici degli utenti dei media elettrici li priva anche del modo di rapportare l’esperienza programmatica al proprio io, proprio mentre il coinvolgimento istantaneo sopprime l’identità privata.(....) M.MCLUHAN, LA VIOLENZA DEI MEDIA, IN M.MCLUHAN, L’UOMO E IL SUO MESSAGGIO, SUGARCO1989. Dunque un medium di per sè pervasivo, condizionante, omologante. E allo stesso tempo fortemente seducente e attrattivo. Sono tuttavia da segnalare fondamentali differenze, come ci fa notare Aldo Grasso, tra l’era del monopolio della tv di Stato e quella attuale, cominciata con l’avvento dei canali commerciali e oggi orientata verso l’offerta totale: pay-tv, canali telematici, satellitari, via cavo, che ci ‘regalano’ possibilità di zapping planetari ventiquatt’ore al giorno. La vecchia Rai era la televisione dei programmi, i cui tempi si adeguavano a quelli degli italiani, e semmai li scandivano con precisi – e ben diversificati – appuntamenti che costituivano un secondo orologio e un secondo calendario settimanale: l’ora della tv dei ragazzi, l’ora del telegiornale, l’ora (!) della pubblicità – il mitico ‘Carosello’ – e così via; e la serata del film, quella del quiz a premi, quella del varietà. Durante la notte – che è fatta per dormire – le trasmissioni venivano interrotte nel buio più totale. Il flusso, oggi, è flusso-alla-n, le trasmissioni si sovrappongono, lo spot ne rappresenta la ‘pezzatura linguistica’, e il frammento la modalità fruitiva. E’ un flusso saturo e indifferenziato di immagini, informazioni, parole, icone, messaggi che permeano l’esistenza degli individui. Più che occupare una parte fissa nel tempo dell’uomo, ne rappresenta lo sfondo. Un tempo parallelo e indipendente. Il concetto di ‘navigazione’. oggi onnipresente e introdotto da Internet, in realtà è l’evoluzione tematica di una pratica già ampiamente diffusa: lo zapping col telecomando, ovvero la risposta ad una necessità che si è presentata con il moltiplicarsi dell’offerta, è una forma di navigazione, e rappresenta l’illusione di avere il controllo sul mezzo. Processi di subliminalità, immagini che s’imprimono nella mente senza volerlo, immaginifiche ossessioni: il flusso dà potenza alle immagini, alle icone, che come all’interno di un fiume in piena si moltiplicano senza limite. Anche l’esperienza del mondo risulta fortemente condizionata dalla presenza della televisione: <(....)Le informazioni veicolate dai media di massa, in virtù di sistemi di selezione e costruzione delle notizie uniformi e interdipendenti, tendono a coprire gli stessi argomenti su tutto il territorio di una nazione, in molti casi, anche su scala internazionale. Per quanto il modo di commentare una notizia possa essere diverso, ciò di cui si parla tende ad essere definito in modo omogeneo. Così, leggere un qualunque quotidiano o assistere a un qualunque telegiornale ha effetti analoghi per tutti gli utenti: il singolo è posto in connessione con un discorso pubblico che definisce l’agenda delle cose rilevanti. Al di quà di qualunque altro effetto che possa essere attribuito ai media, questo è evidente: essi hanno influenza sull’orizzonte di coloro che sono esposti al loro flusso di messaggi attraverso la costruzione di un quadro di riferimento che definisce cosa è rilevante, e costituisce praticamente i suoi contenuti come qualcosa che sanno tutti. Non sono tanto le singole notizie – si badi – a essere ovvie (altrimenti sarebbe difficile chiamarle notizie), bensì lo è il fatto che quelle notizie, o piuttosto quei tipi di notizie, siano ciò che è importante sapere. In questo modo, ciò che si genera è uno sfondo di temi, di personaggi, di storie, conosciuti da tutti.(....) P.JEDLOWSKI, IL SAPER DELL’ESPERIENZA, IL SAGGIATORE1994. Voglio chiudere questa introduzione con un testo di Enrico Ghezzi reperito, guarda caso, sulla rete.


01. PERCHE’ UNA FENOMENOLOGIA DI GABRIELE PAOLINI.

Quello tracciato fin qui è l’habitat di Gabriele Paolini, bizzarro personaggio mediatico e oggetto di questa analisi. Non guardo molta televisione, eppure mi è capitato numerose volte di imbattermi nelle sue video-incursioni e di esserne incuriosito: ha interrotto e messo in crisi molte ‘dirette’ per lanciare appelli all’utilizzo del preservativo; si è infiltrato (e si infiltra tuttora) sistematicamente in tutti quei luoghi che sono oggetto di attenzione per le telecamere. La televisione ora lo scaccia in malo modo ora si interessa a lui e lo cerca per dedicargli spazio e attenzione. In un modo o nell’altro è una presenza costante sui nostri teleschermi da più di tre anni. E in questo tempo , relativamente breve (ma sulla/e dimensione/i del tempo si potrebbe aprire una divagazione oltremodo lunga e complessa), Gabriele Paolini - dal nulla – è diventato uno dei personaggi della tv. Nella prefazione all’autobiografia pubblicata recentemente dal titolo ‘Il profeta del condom – Un rompiscatole in televisione per una battaglia civile’ (ed. Napoleone Ers, 2000) Gianni Ippoliti ha scritto: <(....) E se i premi televisivi fossero una cosa seria, il riconoscimento ‘Personaggio TV dell’anno’, almeno una volta, avrebbe dovuto essere conferito per acclamazione al Paolini stesso. Non tento per il record di audience da lui totalizzato con la somma degli ascolti delle migliaia delle apparizioni, quanto per aver ideato un nuovo modo di affermarsi ed imporsi all’attenzione di stampa, di critica, addetti ai lavori e pubblico, a cui nessuno aveva saputo mai pensare prima.> Non è errato considerarlo un segno dei tempi, uno dei tanti figli dell’era mediatica, un eroe dei nostri tempi. Gabriele Paolini è caso-limite della nostra era, la sua azione è concettuale e può essere proposta come metro di lettura del sistema dei mass-media: il grado-zero della televisione.Il suo è senz’altro un modo nuovo di affermarsi – come dice Ippoliti -, ma è mutuato dai meccanismi di funzionamento propri del sistema mediatico stesso. Il tanto disprezzato (ma è anche un personaggio culto) Paolini altro non è se non una summa di dinamiche, caratteri e standards del sistema dei media stesso, alchimizzate con precisione tale da sfiorare il paradosso. Andrea Pezzi che recentemente lo ha avuto ospite unico a Kitchen (Mtv Italia), quando gli ha chiesto di lanciare la pubblicità – ovvero all’atto più tipico della televisione odierna – ha esultato: e poco dopo: . E ancora commentando le immagini di repertorio di un’istrionica incursione di Paolini sulle passerelle di moda: <....Con questo suo modo da Pippo Baudo....>. Come vedremo, la summa di cui Paolini è la personificazione non si limita al portamento e all’immagine: le dinamiche di utilizzo del mezzo e il modo di sfruttarne i meccanismi, fanno dell’oggetto di questa analisi una sorta di compendio della televisione (italiana) del duemila. Ma il fenomeno-Paolini va riferito in modo esteso all’intera società dello spettacolo, così come veniva annunciata da E.G.DeBord negli anni sessanta, e non limitato all’ambito strettamente televisivo. <(....)Il processo ‘spettacolare in vent’anni è grandemente progredito, la prognosi teorica (< di Debord) si è avverata, con un cambiamento che rende la società dello spettacolo più inevitabile, ampia e interstiziale insieme. Potere dello spettacolo concentrato (grosso modo le dittature contro-rivoluzionarie di tipo razzista o staliniano): e potere dello spettacolo diffuso (modello americano della società dei consumi); si sono avvicinati e mescolati, abbracciati nello spettacolare integrato. Fine e menzogna della società, lo spettacolo è quindi ormai totalmente multiforme, insieme concentrato e diffuso (....)> E.GHEZZI, VENT’ANNI DI GUERRA CON LA SOCIETA’ DELLO SPETTACOLO, IN AA.VV., I SITUAZIONISTI,MANIFESTO LIBRI 1991. Paolini, dunque, mi interessa nella sua dimensione di fenomeno. Mi sono attenuto, per questa ragione, ad osservarne tutte le manifestazioni visibili: apparizioni in video, articoli di giornale, dichiarazioni, interviste. Molte delle persone a cui ho chiesto un’opinione su questo insolito personaggio, hanno risposto dandone subito un giudizio morale : è un imbecille oppure è simpatico; è uno che deve avere tempo da perdere oppure è un furbo; un malato di esibizionismo, e così via e nella maggior parte dei casi facendo congetture riguardo alle reali motivazioni e obiettivi di Paolini. E’ da notare come la gente sia spinta a cercare il vero-vero riguardo a tutto ciò che è televisivo: la malizia di ipotizzare quel che c’è dietro è quella di un pubblico che si è fatto adulto (?!) e sa che a priori il televisivo è finzione. Io non credo si tratti di svolgere un’indagine per scoprire la vera realtà che muove Gabriele Paolini. Sono i materiali visibili che costituiscono il fenomeno che, di per sè, pongono una serie di interessanti interrogativi e spunti per un’analisi sui mezzi di comunicazione. E le tessere che conpongono il complesso mosaico Paolini sono le tante origini di tanti discorsi possibili. Il fenomeno-Paolini , volendolo definire con un termine, è un virus del sistema televisivo e come tale contamina, crea disfunzioni, si allarga. afferma lo stesso Paolini, aggiunge Pezzi. E’ una’infezione che si manifesta con due tipi di patologie. Come interferernza, per certi versi, può ricordare l’esperimento di onda libera/ Televacca, trasmissione degli anni settanta ideata da Giuseppe Bartolucci, che si proponeva come concettualizzazione dell’interferenza, appunto, nel regolare svolgimento del palinsesto: all’improvviso i ripetitori impazzivano e nella normale programmazione Rai veniva a inserirsi fatalmente il segnale di una improbabile stazione libera che trasmetteva da una stalla. TARGET – CANALE 5 : in questa circostanza (come in altre) interferenza tra le interferenze. L’altra patologia consiste nell’invasione di una pura immagine auto-referenziale che innesca processi di percezione (e cognizione) subliminale. E poi ci sono i casi in cui è la televisione che osserva e parla del virus stesso, reiterandolo (e tentando di meta-media-bolizzarlo). E’ il sistema televisivo (italiano) che ha fornito il contesto idoneo per la formazione e la rapida propagazione di questo virus: da una parte perchè la matrice genetica è dello stesso tipo, d’altro canto perchè non possiede anticorpi per annientarlo. <(....) Paolini è leale, chiaro. Rilascia interviste. Avverte. Sfida. Invece le troupe esterne Rai e Mediaset non riescono mai (mai!) a bloccarlo prima che arrivi sulla scena. Possibile? C’è soltanto una spiegazione. Che il tecnico medio sostenga nel più tipico dei gerghi romano-sindacalesi: ‘Placcare Paolini? Non mi compete’>. P.CONTI,L’ESIBIZIONISTA SI MOSTRA IN TV ? SI MA LA TV E’NUDA, IN IO DONNA –CORRIERE DELLA SERA,30.10.99. Paolini ama definire le sue video-apparizioni ‘inquinamenti’ e in effetti il concetto di inquinamento è contiguo a quello di virus, nella misura in cui un virus inquina un corpo. E nell’immaginario collettivo odierno l’idea di virus rimanda al virus HIV, sull’opposizione al quale si fonda la figura di ‘Profeta del condom’, e col quale si trova in rapporto di stretta analogia per quanto riguarda l’irreversibilità: Paolini è ormai ovunque e non sembra più contrastabile. Ma anche ai virus dei sistemi informatici, che agiscono su sistemi operativi e banche dati, danneggiando informazioni ed eliminando campi di memoria. L’attitudine strategica e finemente calcolatrice di Paolini evoca la forma-programma dei virus-files, e come questi si insinua nel sistema tramite l’inganno. Il fenomeno-Paolini, come ho già detto, si presenta sotto forma di mosaico complesso, tuttavia vi sono due aspetti a cui tutto è riconducibile. Il primo è la costruzione raffinata e la gestione di un personaggio, legato nella fattispecie alla comunicazione di un messaggio: il preservativo salva la vita. Il secondo è lo studio di una strategia d’azione calcolata in ogni dettaglio, che trae linfa dal gioco di intrecci tra stampa e tv che provoca.



02. IL GABRIELE PAOLINI SHOW



Quella di Paolini è una trasmissione televisiva vera e propria, le cui principali pecularietà sono l’accadere inatteso e l’avere la ‘pezzatura linguistica dello spot’. Gabriele Paolini capita fatalmente sul più bello, quando si è concentrati – o disattenti - su altro: il suo show è l’unico programma-non in programma. Spesso è più comico di tanta televisione comica, più polemico di tanta televisione polemica, più cinico di tanta televisione cinica. annuncia il presentatore Amedeus in apertura della diretta di fine anno 1998 di Italiauno, che per l’occasione era costruita sul pretesto della rivisitazione dei più significativi momenti di televisione dell’anno trascorso. Come ‘Miglior momento giornalistico dell’anno’ viene riproposta la scena, celeberrima, in cui Paolo Frajese interrompe una diretta col Tg1 da Marsiglia – in occasione dei Mondiali di Calcio Francia 98 – per sferrare due violenti calci all’indirizzo di Paolini, che si era inserito alle sue spalle, per poi riprendere il discorso esattamente da dove lo aveva interrotto, reintroducendosi – sbalorditivamente nonscialante – con un semplice e sicuro <....Chiedo scusa!...> Mai vista una cosa simile: è storia della televisione. Il pubblico è attratto da stranezze, anomalie, bizzarrie come questa capaci di scuoterlo dall’ipnosi del flusso. Blob, che proprio sulla ridondanza, i tic e le contraddizioni della televisione costruisce il proprio essere, negli ultimi anni ha proliferato. < Tutto finisce a Blob. Tutto è Blob.> scrive Aldo Grasso. SAN SILVESTRO SUL VIDEO IMMERSO NEL BLOB. CORRIERE DELLA SERA,02.01.99 E’ molto diffusa la ‘blobbizzazione’ all’interno di programmi di ogni genere, spesso si tratta un approccio stilistico di maniera – il montaggio in sequenza rapida di errori e situazioni curiose- l’applicazione pedissequa di una formula sicura. Come di sicuro successo, in generale, è proporre gaffes, distonie, fuori-programma. Striscia la notizia e Paperissima spesso attingono anche dai fuori-onda, quindi dietro la forma ufficiale, in una ricerca di autenticità . Scherzi a parte mostra il vip – ovvero il feticcio televisivo – al vero e in situazioni di difficoltà (sarà poi vero ?), quindi in una veste inedita. Le Iene con il pretesto del giornalismo – anche leggero – d’assalto, in un miscuglio di ironia, provocazione e denuncia, presenta o provoca anch’essa situazioni insolite. E’, credo, il senso di improvviso disorientamento che stimola il pubblico. E il Gabriele Paolini show è il disorientamento allo stato puro: lo si è trovato nei titoli di tutti i tg per le sue più o meno gradite distribuzioni di condom: è apparso all’improvviso dietro a inviati imbarazzati di tutti i telegiornali per lanciare appelli pro-prevenzione ma anche soltanto per presenziare ammiccando; ha addirittura interrotto una partita degli Internazionali di Tennis, naturalmente in diretta. La spiccata fantasia del protagonista applicata a situazioni ogni volta inevitabilmente diverse e ‘live’ genera una serie di gags mai uguali. C’è uno sfondo comune che è il personaggio , con le sue caratteristiche e il suo stile, il cui potenziale di spettacolarità risiede nell’abilità di adattarsi alle circostanze con prontezza di riflessi, che genera ogni volta un risultato sorprendente. La grandezza di questo show è che nonostante sia fondato sulla reiterazione non è prevedibile! Come invece , ahimè, tendono alla lunga ad esserlo le trasmissioni sopraccitate, fatta eccezione per Blob che merita un discorso a parte. Il Gabriele Paolini Show è piuttosto da intendersi come una continua variazione del tema. Dunque ripetizioni e colpi di scena, le due polarità su cui si regge il flusso televisivo. Paolini è il fuori-programma anche quando si limita alla pura – e comunque mai piatta – auto-presentazione: la reiterazione lo rende familiare al pubblico che lo riconosce. E’fuori-programma, se vogliamo, (e sorprende) anche incontrarlo in uno dei salotti televisivi o in altre trasmissioni che ne fanno oggetto di attenzione. Il Gabriele Paolini Show in quanto trasmissione illegittima e abusiva, non nasconde trucchi nè inganni. E’ il vero-televisivo più di qualsiasi real-tv che costruisce ciò che intende significare trasmite la combinazione di testi diversi (voce-off più immagini) e nel momento in cui annuncia la straordinaria drammaticità o spettacolarità di quello che sta per mostrare, prepara lo stato d’animo del telespettatore, neutralizzando in partenza ogni possibilità di spiazzamento, che come tale deve essere, invece, improvviso. Ed è più autentica anche rispetto alla messa in scena del disturbo del primo Chiambretti, degli inviati di Striscia o delle Iene, che in quanto parte (stipendiata) di un sistema, ricoprono il suolo sempre esistito – il giullare, il buffone di corte – di rappresentanti del caos, valvole di sfogo funzionali alla conservazione di qualsivoglia ordine.



03. LA STRATEGIA



<....Questo è il mio regno, io qui studio le mie mosse, le mie tattiche, i miei attacchi. Qui c’è la riflessione di quelli che sono gli obiettivi da colpire....> E’ quanto Paolini afferma intervistato da ‘Sfide’ (RAI TRE,01.99) nella sua camera studio. La strategia da lui dichiarata, semplice ed efficace, sfrutta dunque il meccanismo essenziale della comunicazione di massa: per essere efficaci in tv, occorre imporre un’identità-televisiva che contenga tratti chiari, riconoscibili e di conseguenza essere facilmente etichettabile, collocabile, raccontabile. Perchè di tv si parla e si scrive molto (la tv stessa parla molto di sè). Il piano si sviluppa in due fasi (ufficiali) ben congegnate: la prima, irruenta, basata sull’assalto, l’interruzione, il fuori-programma; la seconda , statica,, consiste nella pura presenza dell’immagine, subliminalità, rapporto figura-sfondo, e interazione con la telecamera in un tacito e sofisticato duello. Così riferisce lo stesso Paolini nella sua autobiografia: <....Per centrare i miei obiettivi al meglio, ho studiato per diverso tempo una strategia d’attacco davvero impeccabile. La prima fase l’ho dedicata al richiamare l’attenzione sulla mia persona, facendo irruzioni in dibattiti politici, conferenze stampa legate allo sport-spettacolo-economia, trasmissioni televisive, luoghi sportivi... In ognuna di queste irruzioni ho sparpagliato preservativi a destra e a sinistra. Centinaia e centinaia di condom. Il risultato è stato immediato: l’attenzione di giornalisti di quotidiani, riviste, radio e tv. Piano piano, provocazione dopo provocazione, sempre col condom in mano e lanciando slogan pro-prevenzione, i mass-media hanno cucito sulla mia persona un personaggio, ‘Il Profeta del condom’. Di conseguenza l’articolo sul quotidiano ha richiamato l’attenzione della rete televisiva X ed Y: il programma TV ha colpito la spettatore televisivo. Nel giro di un anno e mezzo, da gennaio 1997 a giugno 1998, dopo centinaia e centinaia di blitz TV pro-condom , sono riuscito a diventare un Personaggio Pubblico – portatore di un messaggio pro-vita. Insomma chi vede oggi il mio volto lo associa subito ‘a quello del preservativo’; ho in un certo senso annullato la mia personalità per rappresentare con il mio corpo, la mia testa e soprattutto la mia faccia un oggetto, il condom. Una scelta questa chiara, voluta senza alcun condizionamento. La seconda fase, cominciata nel luglio 1998 e che durerà fin quando avrò energia per portare avanti la mia causa pro-condom (mi auguro almeno per altri cent’anni), l’ho incentrata sul presenziare un po’ tutte le più importanti dirette TV nazionali, collocandomi dietro al conduttore del programma X, alle spalle dell’inviato del telegiornale Y, a fianco del politico Z. In tutte queste sistuazioni c’è solo il mio corpo e il mio volto che comunica: non mostro più alcun preservativo, non interrompo più i collegamenti TV come un tempo. Non c’è più necessità dunque di creare scandali o chiacchiericcio attorno alla mia persona, in quanto ho raggiunto il mio scopo, ovvero essere lo spot umano del condom.> G.PAOLINI, IL PROFETA DEL CONDOM, ED.NAPOLEONE ERS,2000 La valutazione e la scelta degli obiettivi da colpire è un aspetto importante della pianificazione calcolata. Viene operata una selezione sul palinsesto (in particolare nella fase 1), e sulle notizie (in particolare nella fase 2). <....Da tre anni inquino la televisione andando dappertutto, dove c’è una telecamera, come questa, sono presente ... seguo l’evento!.... e dove c’è una situazione o un avvenimento pubblico importante cerco di essere presente anch’io, soprattutto quando ci sono le dirette televisive. Ormai per gli operatori è diventata un’ossessione a cominciare dai direttori stessi dei telegiornali....> Così si presenta a Fuego (Italiauno), Paolini. <....Questa irreprensibile urgenza di essere in televisione ha portato Paolini ad essere un eccellente giudice del valore delle notizie ....> E’ quanto afferma la corrispondente dell’Herald Tribune Laura Collura (04.05.00), che cita Paolo Dal Dosso (giornalista politico di RDS): <....Mi sento davvero rassicurato quando lo vedo, perchè so che sto seguendo la strada giusta> Come vedremo, se durante la prima fase il personaggio viene imposto, nella seconda viene prevalentemente gestito.



04. PRIMA FASE

La prima fase ha inizio nel gennaio 1997. Alcune iniziative legate alla promozione dell’uso del preservativo preludono (o preparano) l’ingresso alla televisione; al limite della provocazione, la richiesta di preservativi alla farmacia del Vaticano, che manda su tutte le furie il Padre farmacista. Il 29 gennaio i telegiornali riportano la notizia e le immagini dell’irruzione sulle passerelle romane dell’alta moda con distribuzione di volantini (sui quali è presentata la ‘missione preservativo’) e condom a manciate. E’ l’inizio dell’odissea nell’etere di Paolini. I primi mesi sono caratterizzati da un’attività frenetica e variegata. Un attacco a 360° condotto allo stesso tempo davanti alle telecamere e sul territorio. Da ‘Mi manda Lubrano’ a ‘Quelli del calcio’, dall’edicola di Italiauno Sport alle dirette di tutti i Tg nazionali, da ‘Forum’ a ‘Goleada’, e così via: una serie in progressione di azioni frequenti e sempre più diverse che coinvolgono obiettivi televisivi di tutti i tipi, per garantirsi di arrivare ad un pubblico il più possibile ampio e differenziato. La consegna simbolica del preservativo è l’elemento che si ripete , e che rende immediatamente riconoscibile il personaggio. In poche settimane Paolini diventa per tutti ‘quello del preservativo’, gli addetti ai lavori lo riconoscono e ciascuno reagisce a modo suo alle inaspettate incursioni. Emilio Fede è da subito il suo più accanito nemico: non riesce a fare a meno di reagire animatamente. Dietro a un’ironia di facciata vorrebbe celare la viscerale irritazione che la presenza di Paolini gli suscita (d’altra parte, si sa, Fede è un passionale): <....E’ un vechio giochetto.....pazienza!......Vede Onorevole Follini, il paese ci riserva queste amare sor.... queste sorpresine..... c’è l’enalotto, il superenalotto, c’è un po’ di tutto....> Spesso la sua preoccupazione è tale da far prevalere l’interferenza (anche quando innocua) rispetto alla notizia: <....Guarda che c’è sempre quel ....dietro...eh ma che vogliamo fare... (l’inviato tenta di cominciare, specificando che Paolini si sta tenendo a distanza) ....arriva ....piano piano..... vedi che vuole....chiedigli cosa vuole.... farà la sua esibizione.... No. Adesso l’hanno fermato....qualcuno vabbè! Lasciamo che qualcuno giochi così, avanti....> Contemporaneamente prosegue l’organizzazione seriale di situazioni, eventi, sistematicamente registrati dalla stampa periodica e quotidiana, ciascuno dei quali porta un nuovo elemento alla costruzione del personaggio, si tratta di situazioni reali (e non televisive), attuate sul territorio, quali ad esempio la provocazione in Vaticano travestito da condom (02.97) , coda polemica dell’espulsione subita qualche settimana prima in occasione della visita alla farmacia; la predica a favore del profilattico nella chiesa di Rivodora (il piccolo paese in provincia di Torino dove Paolini sin da piccolo trascorre un periodo in estate); lo sciopero della fame annunciato durante la serata all’insegna della prevenzione da lui organizzata al Ciak di Roma, per sollecitare un intervento in materia da parte del Ministro della Sanità Rosy Bindi (10.97); la proiezione presso una sala d’essai del film-documentario autoprodotto ‘Gabriele Paolini, il profeta del condom’ (12.97): la protesta in triciclo a seguito del provvedimento da parte della Prefettura di Roma di ritiro della patente perchè ‘non in possesso di requisiti morali’ (01,98). Ma anche l’attività ordinaria della consegna simbolica di condom a politici, personalità dello sport, dello spettacolo e della cultura. La tecnica, dunque consiste nel ricamare un intreccio tra stampa e televisione. Gli effetti rimbalzano dalla stampa alla televisione e viceversa, innescando processi a catena. il gioco è fatto. Il personaggio è ora alla portata del pubblico, è identificato. Tre sono i momenti topici che rappresentano altrettante successive consacrazioni, e segnano i primi diciotto mesi di attività di disturbo di Paolini. Il primo è il Festival di Sanremo 1997 (02.97): imperniato sulla contrapposizione tra il disturbatore per eccellenza, Chiambretti, e l’istituzione - la storia - Mike Bongiorno. Sembrerà una coincidenza che proprio in un siffatto contesto si ritaglia un suo spazio Paolini: prima ‘aiutato’ da una pronta e brillante risposta di Chiambretti , quando consegna preservativi a Mike durante una conferenza-stampa di presentazione: <....guardi , ne prendo due perchè Mike non li usa più (risate dei giornalisti presenti in sala)>: Poi, si fa notare di nuovo quando avvicina Valeria Marini fuori dalla sua camera d’albergo, e quando organizza sulla passerella all’esterno dell’Ariston lo strip-tease di una pornodiva romana Niente male! Nella serata finale di Fantastico 98 (01.98), invece, riesce a stravolgere la scaletta della trasmissione che prevedeva l’ingresso del presentatore al Teatro delle Vittorie sul dorso di un cammello: compare avvicinandosi rapidamente – siamo all’esterno del teatro- e s’inserisce nel prologo offrendo un profilattico. Conquistato il centro dell’inquadratura, si sente rispondere da Magalli: <....Se l’avesse usato tua madre, come saremmo tutti più contenti!>. Il già citato episodio dei calci di Frajese ai Mondiali di Calcio in Francia (06.98) rappresenta il culmine della prima fase, forse difficilmente Paolini sarebbe riuscito a superarsi in quanto a spettacolarità indotta. afferma in un’intervista a tutta pagina di Stefano Lorenzetto, per il Giornale (31.07.99). Spesso tuttora Paolini viene ricordato come ‘quello che è stato preso a calci in diretta da Frajese’, ma è anche vero che spesso lo stesso giornalista viene ricordato per quel gesto cha ha azzerato trent’anni di carriera.



0.5 FABIO FAZIO,ANDREA PURGATORI E GLI ALTRI.



Sono stato sorpreso dai commenti di Fabio Fazio alle incursioni procondom dai vari stadi collegati con la sua trasmissione domenicale (ora con Teocoli, ora con Suor Paola, ora con la Pandolfi o Mastrandrea). <....Assolutamente condivisibile il messaggio, e siamo tutti d’accordo naturalmente, ci mancherebbe altro... E’ il metodo sul quale non siamo d’accordo perchè fare un’incursione è solamente una cosa poco educata....> Siamo alla prima irruzione a ‘Quelli che il calcio’. Fazio parte bene, lascia per un istante presagire l’ennesima adesione ad una buona causa (magari di quelle alla moda), poi scade nel più scontato baudismo: un commento paternalista che sottende l’intoccabilità delle regole che danno solidità – e sacralità - all’istituzione. Vengono in mente le ‘dissociazioni’ del presentatore siciliano nei confronti dei sagaci monologhi di Beppe Grillo. ( è una cosa educata, invece, interrompere i films?) <....uff....il solito.... del preservativo....> a cui si accompagna lo strascico di alcune vocali e il supporto mimico del volto e delle mani: questa è la reazione-tipo alle successive incursioni in collegamento di Paolini. Fazio è un ottimo osservatore e conoscitore della televisione e dei meccanismi che essa presuppone, attitudine che lo ha agevolato nell’inventarsi una formula per la domenica pomeriggio che ha soppiantato i tradizionali e ormai degeneri contenitori di Raiuno e Canale 5, pur mantenendo mediamente elevata la qualità. Colpisce, per questa ragione, una presa di posizione così affrettata e più volte riconfermata. Fazio, con la sua reazione, definisce il suo ruolo di uomo di apparato. Il suo commento rimanda alle considerazioni pseudo-liberal che si sentono spesso a proposito del writing (i graffiti metropolitani), lontane dalla più elementare comprensione del fenomeno di contaminazione dell’urbano che ne rappresenta l’essenza, e che suonano più o meno così: ‘ non sarebbero nemmeno brutti come disegni .... magari se gli mettessero a disposizione degli spazi...’ Gli improvvisi inserimenti di Paolini costituiscono un test per gli uomini della Televisione, le cui spontanee reazioni ci svelano (o ci confermano) qualcosa del loro carattere e della loro personalità. afferma Paolini ricordando Frajese. E se Maria Luisa Busi non riesce a nascondere una malizia spiccatamente femminile nel commentare il profilattico innalzato alle spalle del cronista, Maurizio Mannoni sdrammatizza tranquillizzando l’inviato in preda al panico: <.... Roberto, ti conviene prenderlo. E il consueto preservativo....>. Se Bianca Berlinguer chiede risoluta e senza scomporsi che qualcuno lo allontani, Idriss lo spintona stizzito. Una risposta democratica (nel senso più profondo del termine) è quella di Andrea Purgatori, l’ottimo giornalista della redazione del TG3 noto per i suoi dossier (tragedia del Cermis, Nato, caso Ocalan, ecc.) Paolini gli si avvicina rapidamente e cortesemente propone un profilattico , il giornalista accetta l’oggetto. Paolini ribadisce con un , si volta e se ne va con passo altrettanto spedito. Purgatori, senz’altro un po’ spiazzato, si gira per un attimo verso il nostro ringraziando a sua volta < Prego, prego. Ne teniamo conto. Per la vita tutto, grazie> e volgendosi di nuovo verso la telecamera specifica mostra il condom e lo infila in tasca. Durata complessiva dell’interruzione tredici secondi. Ora qui si tratta di stabilire se Paolini prediliga questo tipo di reazione <....è proprio nel caso di colluttazione che il messaggio diventa caldo , partecipato, performativo. E il ritorno mediatico è garantito....> viene affermato in un articolo apparso su La Stampa nel novembre 1998. E’ interessante invece il senso di pudore che traspare nelle parole del giornalista dell’occupare un pezzo di strada, di città, di spazio pubblico, quasi a volersene scusare. Le televisione trasmette segnali luminosi, ma ha come referente il fisico-tridimensionale e di fatto, quando esce per la strada, si arroga il diritto di controllo (e di dominio) su precisi e misurabili campi visivi (quelli delle telecamere). Ed è implicitamente scontato che si tratti di un’entità superiore nei confronti della quale è d’obbligo la distanza e il rispetto incondizionato Viene da chiedersi quanto siano necessari i collegamenti davanti al Palazzo. Si tratta di un’ossessione. Una garanzia di verità. Se ci pensiamo bene nulla (o quasi) prescrive la diretta. Quando le reti private non potevano trasmettere in diretta era una consuetudine la registrazione in diretta-simulata, proprio per garantire l’effetto-live, col rischio d’imprevisto e la spontaneità che ne scaturisce. La gaffe è ‘ il bello della diretta!’, ma quando è Paolini a provocarla non piace più. Ossessione anche del tempo reale. In occasione delle consultazioni elettorali, tutti i conduttori di tg alla 22 meno cinque sono allineati come ai blocchi di partenza, per comunicare all’Italia i sondaggi del giorno prima, gli exit-poll, le proiezioni e soltanto il giorno dopo i dati definitivi. A che serve?.









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Pubblicato su: 2006-09-17 (7552 letture)

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