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LEGGI IL NUOVO LIBRO DI GABRIELE PAOLINI: 1° Capitolo, parte prima (N°5)







"L'ABILE GINEPRAIO"





FELLINI ED IL GIOVINE ISTRIONE, la magia della bugia… (parte prima)

Era una giornata cominciata davvero male.

Avevo fatto arrabbiare mio padre per uno sciocco capriccio ed ero stato punito. Dopo pranzo i miei genitori erano usciti di casa per fare della spesa. Mie sorelle non c’erano. Decisi così di accendere la televisione per un po’ di compagnia. Mentre giocavo con il telecomando la mia attenzione cadde sull’immagine di una grossa donna sui 40 anni con due mega tettone, sventolanti e libere nel vento. Era uno dei tanti straordinari personaggi del mitico ‘circo felliniano’. Era chiamata “la saraghina”. Era il febbraio del 1985.

Avevo solo undici anni ma avendo , già dall’età di sette, l’abitudine, inizialmente solo nello sfogliare, poi con il tempo anche leggere con attenzione il quotidiano “Corriere della Sera”, che, con molta costanza, ogni mattina mio padre comperava in edicola, avevo in diverse occasioni sentito il cognome Fellini. Sapevo, allora, che era un regista italiano, molto noto. Profondamente incuriosito dalla sopracitata donna con le tettone sventolanti, decisi nei giorni seguenti a quella visione in tv, di procurarmi un film del regista riminese. Grazie al fedele amico edicolante,Franco, con un mucchietto di monete trovate in qualche portafoglio in casa dei miei genitori e due o tre banconote da mille lire, riuscii a comperare un film di Fellini. Franco, all’epoca, mi consigliò di vedere “Otto e mezzo”, uno dei capolavori del grande Maestro. Franco, però, sapendo della mia giovane età, mi disse, nel vendermi la cassetta: “Spendi i tuoi soldi per una cosa più adatta a te !!!!”. Per fortuna che ho sempre, sin da piccolo, avuto la testa dura. Insistetti che volevo acquistarla e così feci.

Non potrò mai dimenticare, per tutto il resto della mia vita, l’emozione che provai nel vedere “Otto e mezzo”. Era il 21 febbraio del 1985, misi la videocassetta in un modello di videoregistratore, che oggi potrebbe essere visto come ‘preistorico’. Erano le 15.30 del pomeriggio. Con onestà, posso dire, che, all’epoca, probabilmente, non riuscii ad emozionarmi per avere inteso la poesia che eruttava da ogni frammento di quella straordinaria pellicola. Non basterebbero decine e decine di parole per poter cercare minimamente di comunicare quali e quante emozioni ho provato nel vedere “Otto e mezzo”, per la prima volta.

Posso, però, dire che ero, durante la visione del film, decisamente frastornato, quasi stordito. Ero come drogato, ero posseduto dalla pellicola. Quei cappelli, quei pretini, le donnone, il circo, Mastroianni, Sandra Milo…. Ma, più di ogni altra cosa, l’emozione più grande l’ho provata per la scena conclusiva del film, ovvero il famoso girotondo, accompagnato da quella magica e poetica musica del grande e compianto musicista, Nino Rota, uno dei tanti preziosi collaboratori di Fellini.

In quelle immagini conclusive c’era il protagonista del film Marcello Mastroianni che, circondato da attori, amici, nemici, clown, parenti, genitori, musicanti, si era lanciato in un girotondo “liberatorio”, grazie al quale finalmente riusciva a trovare quella giusta ispirazione che gli mancava per iniziare il suo tanto agognato film. In “Otto e mezzo” Marcello Mastroianni interpretava un regista, appunto.

Ricordo perfettamente quei magici momenti. Avevo la pelle d’oca, avevo gli occhi lucidi, avevo la mente confusa. Ma, più di ogni altra cosa, scoprii di avere avuto una vera e propria erezione, che mi causò anche la fuoriuscita di liquido seminale. Fu quella una della poche volte , in vita mia, senza ricorrere alle mani o ad altre sollecitazioni, ad avere avuto un orgasmo!!!. Ero davvero incredulo per quello che mi era successo. Certo, nel 1985, avevo solo 11 anni e, dunque, fin a quel momento avevo avuto poche esperienze sessuali. Mai, prima di allora, anche se sono stato fin da piccolo, molto precoce, nell’attività masturbatoria, mi era capitato appunto di venire senza quasi accorgermene.

Dopo la visione di quel film, posso dire che la mia vita cambiò profondamente. Avevo, da quel giorno, il desiderio incessante di conoscere, conoscere, conoscere, Fellini ed altri suoi colleghi registi, per poterlo confrontare con altri cineasti, appunto, italiani e non. Appena potevo, con qualche soldino messo da parte, comperavo VHS , di film italiani e stranieri, possibilmente firmati Fellini. Ad oggi, agosto 2005, ho visto “Otto e mezzo”, 109 volte. Ebbene, credetemi, quando arrivo alla scena del ballo finale, non raggiungo l’orgasmo, ma la mia pelle, il mio corpo acquista un’energia assoluta. Mi ricarico le pile per poter urlare “Pannella pedofilo”, per poter denunciare l’ipocrisia della televisione e dei media in generale.

Ritornando al passato, ricordo ancora il giorno in cui decisi che, in qualche modo, avrei dovuto incontrare il Maestro per esprimergli tutta la mia profonda gratitudine per le emozioni sempre provate nel mirare le sue opere d’arte.

Era il 25 giugno 1991. Prima di organizzare la mia missione per “pizzicare” Fellini, studiai nei minimi dettagli tutte le abitudini del regista riminese. Innanzitutto mi informai,tramite il regista Silvano Agosti, che conobbi personalmente, all’interno del suo originale cinema, l’ “Azzurro Scipioni”, a Roma, nel quartiere “Prati”, dove abitasse Fellini. Poi feci una decina di sopralluoghi, prima della data fatidica, sopracitata, per conoscere meglio la zona di residenza del Maestro. Abitava in Via Margutta 110/113, a due passi da Piazza del Popolo.

Già quando arrivai la prima volta in Via Margutta, ebbi la strana sensazione di sentire lungo la via, il profumo dei suoi film, di sentire la banda di folli e stralunati musicisti di “Otto e mezzo”, di vedere appoggiata a qualche negozietto d’arte, una saraghina, pronta ad accontentare qualche giovinotto alla prima esperienza.

Mi ricordo la particolare emozione nell’incontrare l’estrosa artista Novella Parigini. Anche lei aveva qualcosa di magico, come ogni grande artista. Mi ricordo che lei si stupii molto della mia età. Avevo circa 17 anni e lei mi disse: “Ma che ci sei venuto a fare in via Margutta?”. Poi fu gentilissima, ero rimasto spiazzato dalla sua domanda; lei se ne accorse e così mi diede un buffetto sulla guancia e mi offrii un gelato, di cui ancora ricordo il prezzo ed i gusti. Era un cono da 2000 lire e scelsi i gusti di limone, crema e pistacchio. Poi prima di andare via la Parigini mi fece vedere i suoi famosi “gattoni” disegnati e poi mi disse: “Vuoi conoscere Fellini? Ebbene devi venire sotto casa sua alle 6.00 del mattino, così senz’altro o prima o poi lo pizzichi mentre esce”.

E così feci; mi recai quel famoso 25 giugno 1991, alle 5.50 e con molta pazienza aspettai il fatidico momento. Mi ricordo che mi svegliai alle 2.OO per non rischiare di rimanere addormentato. Dissi a mia madre, che era un po’ preoccupata per quella mia decisione e per il fatto che uscissi così presto , di fidarsi di me e di non stare troppo in pensiero. Ero emozionato, avevo con me alcune fotografie che ritraevano Fellini. Erano ben otto immagini, tutte a colori, tutte grandi come un foglio A4. Inoltre avevo una copia, in VHS, del film “Otto e mezzo” ed avevo con me una piccola telecamera, vecchissimo modello, una macchina fotografica e un grosso block notes. Per paura di incorrere in qualche brutta disavventura, avevo portato tre pennarelli distinti, per gli autografi che avrei, di lì a poco, richiesto a Fellini e cinque penne.

Ad un certo punto, erano circa le 7.00, quando si aprì il portone di casa Fellini. Ad uscire non fu il Maestro ma la grande Giulietta Masina, moglie di Federico e mitica attrice. Minuta e delicata, Giulietta chiuso il portone si avviò verso Piazza del Popolo. Mi feci coraggio, mi avvicinai a quel monumento del cinema mondiale e con una debolissima voce le dissi: “Scusi signora Masina, mi può dire se il Maestro è in casa?”. Lei mi guardò, dalla testa ai piedi e mi rispose: “Si, fra poco esce”. Poi riprese il suo cammino.

Io ero eccitato, come poche volte nella mia vita. Non vedevo l’ora di incontrare Fellini. Nel frattempo chiesi ad un signore sui 45 anni che aveva un negozio di quadri, di fronte all’abitazione del regista, se, una volta uscito Fellini, da casa, mi avrebbe potuto scattare una fotografia assieme al Grande.

Alle 8.16 e, qualche secondo, si riaprì il portone, era lui Federico Fellini. Aveva una giacca colore chiaro, pantaloni scuri, cravatta rossa, con macchie blu. Fece due passi e poi io scoppiai a piangere, senza dire mezza parola. Mi ricordo che il signore al quale avevo chiesto prima la cortesia della foto, nel vedermi immobile e muto, ad alta voce disse: “Ma guarda che il Maestro mica ti aspetta !!!”. A quel punto l’attenzione di Fellini ricadde su di me. Mi guardò ed esclamò: “E allora che vuoi?”. Io lo guardai, continuando a piangere, con la telecamera accesa in mano, che inquadrava, in quel momento, l’asfalto. Poi mi feci forza e dissi:“Maestro sono onorato di poterla vedere, posso darle la mano?”. Lui mi vide molto emozionato e disse: “Ma che stai facendo, guarda che è la prima volta, in vita mia, che faccio piangere un ragazzino della tua età. Sono mica poi così brutto!!!”. Dopo aver detto queste parole, mi diede una carezza sul viso. Sento ancora oggi poggiare la sua mano destra sulla mia guancia sinistra. Sento ancora l’odore di quel suo famoso e riconoscibilissimo profumo che amava portare con sé. Allora smisi di piangere e dissi: “Non le dispiace se la inquadro con la mia telecamera?”. E lui, un po’ seccato rispose: “Si, ma fai veloce che devo scappare”. Allora io, all’istante, gli chiesi anche di autografarmi tutte le fotografie che avevo con me, oltre alla copia VHS del film “Otto e mezzo” che avevo molto tempo prima acquistato. E lui disse: “Ma che ci fai con tutti questi autografi?. Contento te !!!”. E, con un pò di fretta e senza tanto entusiasmo firmò il tutto. Allora io ancora non pago, gli chiesi: “Maestro scusi, desidererei anche come, ultima cosa, di poter fare una fotografia con lei”. E lui: “Caspita, anche una fotografia !!!”. E subito diedi la macchinetta al signore, lì vicino, che aveva sempre riso durante il mio pirotecnico incontro con Fellini. Appena fatta la foto il Maestro si incamminò verso Via del Babuino.

Dopo aver ripreso, con gelosia, la macchina fotografica che avevo dato al signore, sopracitato, con un passo fulmineo seguii Fellini. Rimasi molto stupito dal fatto che, molte delle persone che incontravano il grande Maestro, non lo riconoscessero. E’ anche vero che il nome Fellini è sempre stato più popolare del suo volto. Ad un certo punto, vidi Fellini fermarsi nel suo cammino. Si girò di scatto, vide che lo stavo seguendo e sorrise. Io gli chiesi, allora, se potevo stargli vicino e lui disse: “Se la cosa ti soddisfa…”.

Alle 8.25, circa, Fellini entrò nel suo abituale barbiere, “Vincenzo” in Via del Babuino 12, per la sua consueta barba mattutina. Per non disturbare io rimasi fuori dal barbiere, come fa un fedele cagnolino con il suo padrone. Mi ricordo che mentre il barbiere stava facendo la barba al Maestro, lo stesso Fellini mi indicò e fece una buffa risata. Chissà quale aggettivo Fellini usò per definire la mia grande insistenza!!!. Finita l’operazione, Fellini uscito dal barbiere, riprese il suo cammino lungo Via del Babuino ed io subito dietro a Lui. Dopo pochi metri, altra sosta , questa volta allo storico Bar Canova, in Piazza del Popolo 17. A quel punto , come per il barbiere, mi fermai davanti al Bar, non volendo ulteriormente disturbare. Il Maestro allora, rivolgendosi a me, disse: “Cosa aspetti, vieni caro”. Entrato, mi fermai alla cassa del bar. E lì, Fellini, disse: “Per me il solito e tu ragazzino cosa vuoi?”. Io non potevo proprio crederci, ero al bar con Fellini e stavo per accettare da lui una colazione. Ero talmente emozionato e frastornato che anziché ordinare un classico cappuccino e cornetto, mi uscì una debolissima voce: ”Vorrei un tramezzino prosciutto e formaggio”. Andammo al bancone e Fellini prese un bicchiere d’acqua naturale con limone ed un pò di latte. A me fu dato il tramezzino richiesto.

Preciso che sino a quel giorno , mai in vita mia avevo avuto il coraggio di assaggiare un qualsiasi tipo di formaggio. Però, quella mattina era stata così speciale che senza sapere cosa stessi mangiando, morsi quel tramezzino e mandai tutto giù, molto velocemente. Fu, quella, senz’altro, la colazione più indimenticabile della mia vita. Finita la pausa al bar, Fellini mi diede un pizzicotto sulla guancia, uscì dal Bar Canova e mi salutò. Lo vidi incamminarsi verso il punto taxi, proprio di fronte al Bar Canova. Prese il primo taxi e scomparve.

Poi, in seguito, seppi che Lui era abituato ad andare nel suo ufficio, in Corso d’Italia, sempre in taxi. Insomma, che mattinata, quella del 25 giugno 1991. Dal quel giorno presi, così, l’abitudine di andare sotto casa di Fellini, saltando la scuola, circa una volta al mese. Mi ricordo che tra il giugno 1991 e l’inizio del 1993, ebbi la fortuna di incontrarlo ben sette volte. Non sempre il Maestro era contento di vedermi. In alcune occasioni, infatti era come, infastidito, del fatto che lo seguissi come un cagnolino. Altre volte, invece, rideva nel rivedermi, ancora, sotto la sua abitazione.

Una volta, Fellini e non potrò mai dimenticarmelo, mi guardò negli occhi e mi disse: “ECCO CHE RIVEDO IL GIOVINE ISTRIONE, CHE SALTELLA SU E GIU’ PER VIA MARGUTTA. GABRIELE, SEI MOLTO NARCISO, ESIBIZIONISTA, ALL’ENNESIMA POTENZA”. Il Maestro era riuscito, con semplicità e poesia a ‘scolpire’ la mia persona.









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Pubblicato su: 2005-08-28 (3197 letture)

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